Lavoro come giornalista freelance ormai da quasi dieci anni e sono iscritto all’Ordine dei giornalisti come pubblicista da sei. Nel corso della mia carriera ho intervistato centinaia di persone, e tra questi ci sono molti musicisti. La riuscita di un’intervista – di qualsiasi argomento si stia parlando – dipende da una serie di fattori: la preparazione del giornalista, la disponibilità e la personalità dell’intervistato sono sicuramente fattori chiave.

Il rischio, quando si parla con un artista in promozione, è che venga fuori un’intervista-fotocopia uguale a tutte le altre. Qualche volta è colpa dell’intervistato che non ha voglia di andare oltre alle risposte standard suggerite dall’ufficio stampa. Qualche volta (forse un po’ più spesso) è colpa del giornalista che chiede sempre le solite cose. Ecco quattro luoghi comuni da evitare nelle interviste musicali, se non si vuole scrivere un articolo che sembri opera di un generatore automatico.

Com’è il tuo rapporto con il pubblico italiano?

Domanda classica posta dal giornalista che spera in questo modo di titillare l’orgoglio italico dei lettori. Immancabilmente, il musicista di turno giurerà di adorare il pubblico italiano, arrivando anzi ad affermare che si tratta del migliore in assoluto. Se poi il giorno dopo si va a spulciare su internet, dirà le stesse cose del pubblico lituano.

Sei soddisfatto del tuo ultimo album?

Ovviamente sì. Anzi, di più: è sicuramente il miglior album che ho mai fatto in vita mia (sic). Ma sarà così anche per quello dopo, e poi per quello dopo ancora.

Cosa c’è di te in questo disco?

Anche se i testi del disco in questione parlano solo della migliore marca di ammorbidente per lenzuola o, più probabilmente, sono costituiti da un’accozzaglia di parole affiancate l’una all’altra, l’intervistato affermerà convinto che “in queste canzoni c’è tutto me stesso, c’è il mio mondo, la mia vita”. Sarà… ma forse si può evitare direttamente di chiederlo.-

Cosa ne pensi dei social network?

Ormai è una domanda immancabile, da qualcosa come sei anni. Eppure il giornalista che la formula pensa in questo modo di essere terribilmente al passo coi tempi, così come con l’altro classicone di Spotify e della musica in streaming. Peccato che ormai sia un po’ come chiedere a una persona cosa ne pensi della luce elettrica. Insomma, i social media sono una realtà assodata, per cui salvo casi particolari possiamo anche lasciarli in pace. La risposta standard? “Sono una cosa fantastica, mi permettono di entrare in contatto con il mio pubblico in maniera diretta”. Del resto, che altro c’è da dire…

Ecco, già evitando queste quattro domande ci sarà qualche possibilità in più che l’intervista abbia effettivamente qualcosa da dire. Il resto dipenderà da un buon lavoro di documentazione e da un pizzico di intraprendenza

A proposito dell'autore

Giornalista freelance e copywriter nato a Milano nel 1981, collaboro con Sky.it, Onstage, WU Magazine e Club Milano e mi occupo di Content Marketing per Enrico Rizzi - Milano.

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